Covid e Depressione: Un Binomio Da Non Sottovalutare

Con l’avvento del Covid-19, non solo il nostro corpo si è ammalato.

Anche la psiche ne ha risentito, subendo un duro colpo e dimostrando i frutti del disagio accumulato durante i mesi di paura e lockdown.

Ci sono numerose indagini su questo tema così delicato, e la situazione si è rivelata più grave di quel che si potesse immaginare. La pandemia ha prodotto un aumentare spaventoso di patologie come ansia, depressione, insonnia, stress e disturbi alimentari.

Ad esempio, durante il congresso della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia è emerso che:

“Metà delle persone contagiate manifesta disturbi psichiatrici con un’incidenza del 42% di ansia o insonnia, del 28% di disturbo post-traumatico da stress e del 20% di disturbo ossessivo-compulsivo; inoltre il 32% di chi è venuto in contatto col virus sviluppa sintomi depressivi, un’incidenza fino a cinque volte più alta rispetto alla popolazione generale.”

Su questo link è possibile leggere l’informativa completa: Covid. L’allarme degli psichiatri: “Nei prossimi mesi ci aspettiamo 800mila nuovi casi di depressione tra chi si è contagiato ma non solo”.

Mentre qui sotto, si segnala una live trasmessa a cura della Fondazione Umberto Veronesi:

Alcuni fattori hanno condotto ad una diffusione più spiccata di questi disagi in determinate fasce della popolazione. Ad esempio, gli adolescenti e gli studenti in generale si sono dimostrati più suscettibili alle restrizioni alle quali siamo stati costretti durante il periodo del lockdown.

Anche chi soffre di salute cagionevole ha mostrato un livello di ansia e stress più elevato degli altri, insieme a chi sperimentava sintomi come raffreddore, mal di testa e temperatura. Tutti segni, insomma, che avrebbero potuto allarmare riguardo un possibile contagio.

Le problematiche sono state aggravate ancora di più dalla continua incertezza vissuta, dall’imprevedibilità dell’evolversi della situazione, così volubile e grave. Ancora, dalla pericolosità della malattia, che ha tristemente mietuto numerose vittime.

Le relazioni umane sempre più virtuali e rarefatte, niente più ritrovi e occasioni sociali dal vivo, grave incertezza economica e incombente senso di precarietà della vita. La disinformazione e l’isolamento sociale sono state la benzina sul fuoco per una situazione già molto critica.

Questi elementi hanno indotto un peggioramento generale della salute mentale della popolazione durante la pandemia da Covid-19, ma, come accennato, ci sono stati individui colpiti più degli altri, che hanno sviluppato più facilmente da disagi mentali.

Vediamo insieme alcune delle tipologie di persone più afflitte da problemi di questo genere, tenendo sempre in considerazione che il Covid-19 è stato per tutti un evento particolarmente traumatico e che ognuno vi ha reagito a modo suo.

Chi ha avuto casi di Covid-19 in famiglia
È ovvio che le persone che hanno avuto parenti colpiti dalla malattia, magari conviventi, sono stati toccati più vicino dalla faccenda. I sintomi depressivi e gli attacchi d’ansia registrati in questi casi hanno più probabilità di comparire, soprattutto in giovani e adolescenti.

La situazione è risultata aggravata nei casi in cui i soggetti con familiari malati di Covid-19 hanno sviluppato sintomi a loro volta. Una volta guariti, gli stessi individui sopravvissuti al virus hanno manifestato un incremento del livello di ansia, insonnia, disturbo post traumatico da stress e disturbo ossessivo compulsivo.

Lavoratori
Con la chiusura delle attività in seguito alla pandemia, molte persone hanno dovuto fronteggiare l’ulteriore difficoltà costituita dall’incertezza lavorativa. Ristoranti, negozi, palestre, bar e discoteche non hanno potuto esercitare la loro attività, durante il periodo del lockdown, e tutt’ora faticano per mantenere le norme richieste e la necessaria sanificazione degli ambienti.

I proprietari di locali come questi hanno riportato più propensione per un evidente calo dell’umore e per una probabile sindrome depressiva. Anche chi si trovava in cassa integrazione o era disoccupato è stato più soggetto a disagi mentali. L’incertezza sul proprio futuro lavorativo e uno stato socioeconomico meno florido, dunque, sono fattori che hanno condotto all’incremento di ansia e depressione.

Giovani adulti
I ragazzi sono stati colpiti duramente dal lockdown e dalla pandemia. La maggioranza di loro è stata per molto tempo rintanata in casa a cercare di sconfiggere la noia, ma le scuole chiuse, l’impossibilità di vedere i propri amici o di praticare sport e il panico da contagio hanno fatto il loro effetto.

Il Covid-19, con le sue restrizioni e il clima di terrore che ha portato con sé, ha avuto ripercussioni devastanti sui ragazzi.

Sono risultati più vulnerabili all’insorgere di stati mentali depressivi ed ansia, ma non solo. I giovani, meno soggetti ai contagi e dunque favoriti da un punto di vista sanitario, si sono rivelati più fragili da un punto di vista psicologico. Non solo depressione e ansia sono saliti alle stelle, ma anche i tentativi di suicidio e i casi di autolesionismo.

Alcuni Paesi europei sono subito corsi ai ripari, aprendo sportelli d’ascolto e servizi di assistenza per i giovani, in modo da combattere i disagi nati dalla chiusura delle scuole, dall’impossibilità di frequentare i coetanei e dalla reclusione all’interno della propria casa.

Quest’ultima restrizione si è rivelata molto problematica, soprattutto nel caso di contrasti preesistenti all’interno della famiglia. Una componente giovanile è stata anche vittima dell’insorgere o dell’aggravarsi di disturbi alimentari, come anoressia, bulimia o binge eating.

La pressione emotiva dovuta alla pandemia, soprattutto in individui fragili, ha portato a perdere il controllo dei propri impulsi. In mancanza di altri stimoli, alcuni ragazzi, in reazione allo stato di stress da isolamento prolungato, hanno ricercato appagamento nel cibo o nel tentativo ossessivo di controllarlo.

Adesso che l’emergenza pare rientrata e che le restrizioni si sono fatte più leggere, si potrebbe credere che anche i disagi mentali siano per lo meno diminuiti. Ma le cose non stanno così: sono molte le persone che, tutt’ora, riscontrano problematiche gravi a livello psicologico.

Con la speranza che le cose in futuro migliorino, occorre stare vicino a chi sperimenta simili difficoltà, mostrarsi disponibili e comprensivi e, soprattutto, aiutarsi a vicenda.

Solo con la collaborazione riusciremo a rialzarci e a riconquistare il nostro benessere.